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Chihuly Studio, articolo su The Hub

Chihuly torna a Venezia con un progetto che ambisce a ridefinire il rapporto tra vetro e spazio urbano. Venice 2026 segna il ritorno di Dale Chihuly lungo il Canal Grande, a trent’anni da Chihuly Over Venice, con tre installazioni monumentali e un centro espositivo all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Dal 5 maggio al 14 novembre 2026, il progetto si inserisce nel calendario della Biennale di Venezia, proponendo un intervento diffuso che unisce scultura, architettura e paesaggio.

Chihuly Studio, articolo su The Hub

Le tre opere sul Canal Grande

Il cuore dell’intervento è rappresentato da tre installazioni visibili anche dal Ponte dell’Accademia, pensate per dialogare con la luce e l’acqua della città.

Nel giardino di Palazzo Franchetti si innalza la Gold Tower, una struttura che supera i nove metri e che cattura la luce veneziana restituendola in continua trasformazione, quasi fosse una superficie viva. Accanto a questa presenza verticale, una torre nei toni del blu e del verde richiama in modo diretto il movimento del Canal Grande, assorbendone riflessi e vibrazioni. A completare il percorso visivo, End of the Day Chandelier introduce una dimensione più teatrale: una composizione sospesa che sembra trattenere un preciso istante, quello in cui la luce cambia e la città si fa più intima.

Queste opere ampliano il linguaggio dell’artista, spingendo il vetro oltre la dimensione decorativa per trasformarlo in elemento architettonico capace di incidere sul paesaggio.

Il ritorno a Venezia

Il legame con Venezia non è nuovo. È proprio qui che, negli anni ’90, l’artista ha trovato una svolta decisiva per la propria ricerca, confrontandosi con una tradizione tanto solida quanto complessa.

Oggi quel rapporto si rinnova in una chiave più libera. Il vetro, storicamente legato alla perfezione della tradizione muranese, viene reinterpretato attraverso forme volutamente imperfette, che accolgono asimmetrie e variazioni. Non si tratta di una rottura, ma di un’evoluzione che sposta l’attenzione dalla precisione al processo.

Chihuly Studio, articolo su The Hub

Il centro espositivo all’Istituto Veneto

Accanto alle installazioni, il progetto prosegue negli spazi dell’Istituto Veneto, dove il pubblico può entrare nel processo creativo.

Disegni, fotografie e materiali d’archivio raccontano la genesi di Chihuly Over Venice (1995–96), l’evoluzione della sua pratica artistica e il ruolo centrale della collaborazione e della sperimentazione. È qui che emerge con maggiore chiarezza la natura del lavoro: un equilibrio continuo tra controllo e libertà.

Tra i nuclei più significativi, le serie Baskets mostrano come deformazione e asimmetria diventino linguaggio, mettendo in discussione l’idea stessa di vetro perfetto e aprendo a nuove possibilità espressive.

Un progetto internazionale

L’iniziativa è promossa dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park, istituzioni che da anni sostengono la ricerca dell’artista e ne amplificano la portata a livello globale.

In parallelo, il Meijer Gardens ospita negli Stati Uniti una grande retrospettiva, creando un dialogo tra contesti diversi e rafforzando la dimensione internazionale del progetto.

Non una mostra, ma un’esperienza visiva

Non si tratta solo di una mostra, ma di un intervento che modifica la percezione dello spazio urbano.

Il vetro diventa una materia attiva: cattura la luce, dialoga con l’acqua e costruisce nuove prospettive. Attraversando il Canal Grande, si ha la sensazione che qualcosa sia cambiato, anche senza riuscire a definirlo immediatamente.

In una città abituata a essere osservata, questo progetto introduce una nuova prospettiva: non aggiunge semplicemente opere, ma trasforma il modo in cui Venezia viene guardata.

Photocredit: Nathaniel Willson