Ci sono materiali che attraversano i secoli senza perdere la propria identità. La porcellana è tra questi. La sua storia, però, continua a evolversi ogni volta che una manifattura decide di mettersi in discussione. È da questa prospettiva che nasce Terzo Fuoco, il progetto con cui Geminiano Cozzi Venezia 1765 apre un nuovo capitolo del proprio percorso, invitando l’artista visivo Edo Solomostry a confrontare la propria ricerca pittorica con la Fine Bone Porcelain. Più che una collaborazione, è l’incontro tra due modi di intendere la materia: quello della manifattura e quello dell’arte contemporanea.
Quando la tradizione diventa terreno di ricerca
Fondata nel Settecento, Geminiano Cozzi Venezia 1765 custodisce un patrimonio manifatturiero costruito in oltre due secoli e mezzo di storia. Con Terzo Fuoco, questa eredità non viene celebrata come qualcosa da preservare immutato. Diventa, al contrario, il terreno su cui mettere alla prova la capacità della manifattura di accogliere nuove espressioni artistiche senza rinunciare alla propria identità.
Il titolo del progetto richiama la tecnica utilizzata per fissare le decorazioni sulla porcellana dopo le cotture principali. Qui, però, il riferimento va oltre l’aspetto tecnico. Il terzo fuoco diventa il momento in cui il gesto dell’artista entra definitivamente nella materia, lasciando una traccia destinata a rimanere nel tempo.

Il gesto pittorico incontra la Fine Bone Porcelain
Nella ricerca di Edo Solomostry il segno non descrive immagini. Costruisce tensioni, attraversa lo spazio, alterna rigore compositivo e impulso gestuale attraverso trame reticolari e stratificazioni cromatiche che sembrano espandersi oltre il limite della tela.
Trasferire questa scrittura sulla porcellana significava confrontarsi con una materia diversa, capace di conservare ogni intervento in modo definitivo. La Fine Bone Porcelain cessa così di essere un semplice supporto e diventa parte del processo creativo. Rosso, blu, bianco e nero, colori ricorrenti nell’opera dell’artista, abbandonano la tela per fissarsi nel caolino attraverso la tecnica del terzo fuoco, mantenendo intatta la forza del gesto originario.

Milano e Florence: due collezioni, una stessa visione
Per questo dialogo Geminiano Cozzi Venezia 1765 sceglie due delle proprie collezioni più rappresentative, Milano e Florence, entrambe ispirate a città che hanno contribuito a definire l’immaginario del design e della cultura italiana contemporanea.
La collezione Milano, con le sue forme essenziali e dinamiche, accoglie il segno di Solomostry mantenendo un equilibrio costante tra ordine e movimento. Florence, caratterizzata da silhouette coupe e flat prive di falda, offre invece una superficie continua sulla quale il gesto pittorico può espandersi con maggiore libertà. In entrambi i casi non si tratta di applicare una decorazione a un oggetto esistente, ma di costruire una relazione nuova tra forma, materia e intervento artistico.

Quando la porcellana diventa superficie di ricerca
L’aspetto più interessante di Terzo Fuoco risiede nel modo in cui ridefinisce il rapporto tra arte e manifattura. La porcellana non è più un supporto neutro, così come il gesto pittorico non rappresenta un semplice elemento decorativo. Entrambi partecipano alla costruzione di un’espressione condivisa, nella quale tecnica, materia e ricerca artistica conservano la propria autonomia senza rinunciare al confronto reciproco.

Presentata durante la Milan Design Week 2026, nell’ambito di un progetto realizzato con Collectible DRY e curato da Chiara Guidi presso VMaison Spazio Design, la collezione suggerisce una riflessione che va oltre il singolo progetto. La tradizione continua a rimanere vitale quando accetta di confrontarsi con sensibilità contemporanee senza perdere il proprio rigore. È forse questa l’eredità più interessante di Terzo Fuoco: dimostrare che una manifattura con oltre due secoli e mezzo di storia può continuare a essere un luogo di sperimentazione, dove la memoria non si conserva per ripetizione, ma attraverso la capacità di generare nuove possibilità espressive.
