Il brand italiano di knitwear inaugura il suo primo showroom in Via Archimede. Trecento metri quadrati progettati da Marco Costanzi, dove la cultura della maglieria incontra architettura, interior e design contemporaneo.
Dopo oltre settant’anni trascorsi a lavorare sulla materia, Roberto Collina cambia prospettiva e porta la propria ricerca dal capo allo spazio. Il brand bolognese inaugura a Milano il suo primo showroom, 300 metri quadrati in Via Archimede 10 progettati dall’architetto Marco Costanzi. Non soltanto un nuovo indirizzo dedicato alle collezioni, ma un progetto che prova a raccontare l’identità del marchio attraverso un linguaggio più ampio, nel quale moda, architettura e interior design convivono naturalmente.
È un passaggio interessante per un’azienda nata nel 1953 a Crevalcore, in provincia di Bologna, e diventata negli anni una delle espressioni della maglieria Made in Italy. Roberto Collina ha costruito la propria identità sulla qualità dei filati, sulla ricerca nelle lavorazioni e su una produzione interamente pensata, realizzata e confezionata in Italia. Oggi le collezioni uomo e donna sono distribuite attraverso retailer internazionali, ma il nuovo spazio milanese introduce qualcosa di diverso: per la prima volta il mondo del brand assume una dimensione architettonica.

Dal knitwear all’interior design
Il legame tra moda e design non viene costruito attraverso una scenografia spettacolare. Al contrario, Marco Costanzi ha immaginato lo showroom come una casa contemporanea, essenziale ma non impersonale, nella quale le collezioni rimangono protagoniste senza essere separate dall’ambiente che le circonda.

Gli spazi sono suddivisi principalmente tra le collezioni donna e uomo e collegati da un corridoio rivestito con pannelli scuri in multistrato di pino fenolico, rifiniti con smalto nero opaco. Intorno, sedute Vitra, tavoli in radica, elementi vintage, superfici naturali e linee essenziali costruiscono un insieme volutamente lontano dall’estetica uniforme di molti showroom tradizionali.
Il risultato mette in relazione materiali diversi senza creare gerarchie troppo rigide. Il filato dialoga con il legno, il nuovo con il vintage, la precisione della maglieria con superfici e arredi che portano nello spazio una componente più vissuta. È proprio questa continuità tra prodotto e ambiente a rendere il progetto interessante anche dal punto di vista del design.

La materia come punto di partenza
In fondo, il passaggio dalla moda all’interior non è così distante dalla storia di Roberto Collina. La materia è sempre stata uno dei punti centrali del marchio: selezione dei filati, lavorazioni, texture, sperimentazione tecnica e cura del dettaglio appartengono da decenni al suo vocabolario produttivo.
Nello showroom la stessa attenzione viene semplicemente applicata a una scala differente. Se nella maglieria sono il filato e la lavorazione a determinare consistenza e carattere di un capo, nell’architettura diventano legno, superfici, arredi e proporzioni a definire la percezione dello spazio.
È anche una lettura molto attuale del rapporto tra fashion e design. I confini tra le due discipline sono diventati sempre più permeabili: i marchi di moda entrano nell’hospitality e nell’interior, i designer lavorano sull’abbigliamento, le boutique vengono progettate come luoghi da vivere e non più soltanto come contenitori di prodotto. L’identità di un brand, oggi, passa inevitabilmente anche dagli spazi che sceglie di costruire.

Milano come nuova dimensione del brand
In questo senso Milano rappresenta un approdo coerente. Moda, architettura e design fanno parte dello stesso ecosistema culturale della città e il nuovo showroom permette a Roberto Collina di inserirsi in questa relazione senza modificare radicalmente il proprio DNA.
Non c’è infatti un tentativo di reinventare il marchio attraverso un’immagine completamente nuova. Il progetto sembra procedere nella direzione opposta: prendere gli elementi che già appartengono alla sua storia, manifattura, ricerca, materia, qualità, e utilizzarli per costruire un ambiente contemporaneo.
È forse questo l’aspetto più interessante dell’operazione. In un momento in cui molti marchi storici cercano di rinnovarsi attraverso cambi di immagine sempre più evidenti, Roberto Collina sceglie una trasformazione meno rumorosa: amplia il proprio linguaggio senza abbandonare quello originario.

Oltre settant’anni, senza nostalgia
Parlare di un’azienda fondata nel 1953 comporta inevitabilmente il rischio di fermarsi alla celebrazione dell’heritage. Ma la longevità, nella moda, diventa realmente significativa quando riesce a convivere con l’evoluzione.
Roberto Collina continua a investire nella ricerca sui filati e sulle lavorazioni, nell’innovazione, nella formazione e nelle nuove generazioni, mantenendo in Italia l’intero processo di ideazione e realizzazione delle collezioni. Il nuovo showroom milanese aggiunge ora un altro livello a questa storia, trasformando il savoir-faire manifatturiero in un’esperienza anche visiva e spaziale.
Via Archimede 10 diventa così più di una sede espositiva. È il primo luogo in cui Roberto Collina può essere letto contemporaneamente come prodotto, moda, materia e design.
E probabilmente è proprio questa contaminazione, più dell’apertura in sé, a raccontare la direzione contemporanea del brand.
Photocredit: Nicolò Panzeri
